POVERI ITALIANI
C'è un termometro più preciso di qualsiasi sondaggio, di qualsiasi dibattito in TV. È la pompa di benzina.Fino a un mese fa, un pieno costava 42 euro. Oggi ce ne vogliono 52. Stessa macchina, stesso tragitto, stessa vita. Dieci euro in più a settimana. Quaranta euro al mese. Quasi 500 euro l'anno bruciati, solo per andare a lavorare, per portare i figli a scuola, per vivere.E' successo in silenzio, senza un decreto, senza un voto in Parlamento. È successo mentre la politica era occupata a dividersi su tutto.Un Paese fermo al distributoreLa guerra in Iran, che fino a ieri sembrava lontana, lontanissima, oggi è arrivata dritta nelle nostre tasche. Il prezzo del petrolio schizza, il mercato va in panico, e come sempre l'Italia paga il prezzo più alto d'Europa. Non siamo mai stati così dipendenti e così impreparati.Il governo parla di calmierare, l'opposizione parla di speculazione, i talk show parlano di tutto. Ma intanto, alla Q8 sotto casa, il prezzo sale. E lo stipendio no.Perché il problema non è solo la benzina. La benzina è solo la punta.Sono 52 euro per un pieno, ma sono anche +15% sulla spesa al supermercato rispetto a due anni fa. È l'affitto che non scende mai, è la bolletta che non torna mai a livelli normali, è il ristorante una volta al mese che ora è diventato una volta ogni due.La divisione che impoverisceLa vera emergenza italiana non è destra contro sinistra. È il Paese reale contro un Palazzo che non si parla più.Mentre gli italiani fanno i conti con il resto alla cassa, la politica si divide su nomine, poltrone, alleanze per le regionali, processi e vendette. Tutti contro tutti, sempre. Un litigio permanente che ha un unico, grande risultato: nessuno si occupa più di farci diventare più ricchi.Non di farci diventare ricchi. Di farci solo restare a galla.L'italiano medio oggi non ha paura di diventare povero. Ha paura di esserlo già diventato, senza accorgersene. Lavorando. Lavorando tanto.Da 42 a 52 euro. Dieci euro sembrano pochi, se li leggi su un grafico. Ma sono dieci euro che mancano da un'altra parte. Sono la pizza del sabato che salta, sono le scarpe nuove per tuo figlio che aspettano il mese prossimo.Poveri italiani, sì. Non perché non vogliamo lavorare. Ma perché ogni giorno lavorare vale un po' meno.